Chi è Jesse Custer? È un cowboy del profondo Texas, un duro di quelli veri. Uno per cui le donne impazziscono, perché è bello, galante, forte come un toro e orgoglioso fino alla cima dei capelli. Ah, ed è un prete, anzi un predicatore.

Jesse Custer si ciba di hamburger, sa andare a cavallo e quando c’è da fare a pugni picchia come un fabbro. Guai a maltrattare una ragazza in sua presenza, perché vi massacra. Ha un accendino con su scritto Fuck Communism e prende a calci con gusto quelli del Ku Klux Klan. Da quando Jesse era bambino John Wayne gli appare nei momenti difficili, per consigliarlo e fargli coraggio. Sì, avete letto bene, John Wayne.

Un giorno, mentre diceva messa nella chiesa di Annville, qualcosa gli è piovuta addosso dal cielo e da quel momento Jesse ha un potere, una voce che obbliga chi la sente a fare tutto ciò che lui ordina: Jesse Custer ha la voce di Dio.

La fidanzata di Jesse si chiama Tulip, una bionda sottile che spara come un cecchino con qualunque arma da fuoco e che si incazza a morte quando il suo uomo cerca di fare il macho protettivo con lei. Il migliore amico di Jesse si chiama Cassidy ed è un vampiro. Irlandese, alcolista impenitente, amante delle risse e del punk; ha più di novant’anni, ma ne dimostra trenta. Questo adorabile terzetto è alla ricerca di Dio, che ha abbandonato il suo posto in paradiso da quando la “cosa” misteriosa è entrata dentro il corpo del predicatore.

Jesse Custer è il protagonista di Preacher, lo scandaloso fumetto uscito tra il 1995 e il 2000 per la Vertigo (l’etichetta della DC Comics che pubblica le opere più adulte e sofisticate: infatti ha dato alle stampe Hellblazer, il sublime Sandman e V for Vendetta). Gli autori sono Garth Ennis (sceneggiatore nordirlandese, classe ’70, autore anche del già citato Hellblazer, da cui poi sarà tratto il film Constantine) e Steve Dillon (disegnatore inglese, nato nel 1962).

Tra i vari progetti di adattamento cinematografico e televisivo di Preacher, tutti puntualmente naufragati, ce n’era uno che prevedeva la partecipazione di Kevin Smith, regista di Clerks e Dogma. Se avete presente il suo senso dell’umorismo potete farvi un’idea di quello che troverete in un volume di Preacher: solo, più scorretto. Più volgare. Più sanguinolento. E anche più blasfemo, quindi se vi infastidisce la satira sulle cose sacre lasciate perdere, non è roba per voi.

La forza di questo fumetto sta nel saper rendere omaggio all’America senza togliersi il piacere di parodiarla in ogni modo possibile. Jesse è un vero cowboy e vive nel mito del West, e per questo l’autore lo dileggia e lo ammira allo stesso tempo.

La storia è breve ma intricata. Comincia come un western contemporaneo, poi Ennis ci mette dentro di tutto: angeli ruffiani e traditori, un Santo pistolero in cerca di vendetta, ricconi depravati – la critica alle classi abbienti è assai spinta per un fumetto che ad un primo sguardo appare decisamente “di destra” –, sacerdoti voodoo, poliziotti con passioni inconfessabili, alcool e droga a fiumi; un ex fan di Kurt Cobain che a quindici anni si era sparato in faccia per imitare il suo idolo (e che Cassidy ribattezzerà Arseface, “Facciadiculo”); una società segreta che conserva da duemila anni la discendenza di Cristo e prepara il Secondo Avvento; la spaventosa “famiglia” di Jesse, che reclama il suo rampollo; il passato atroce di Cassidy, di gran lunga il personaggio migliore (e anche il più simpatico) dell’intera storia. E un sacco di altra roba che ad elencarla c’è da perdersi. La resa dei conti, giacché comunque si tratta di un western, non poteva darsi che in un luogo-simbolo: San Antonio, davanti a Fort Alamo.

Questo per quanto riguarda la storia principale. Poi ci sono le digressioni, in cui Ennis dà il meglio della sua magnifica scrittura: la storia – in un volumetto spin-off – di Facciadiculo prima di diventare Facciadiculo (ma, dettaglio geniale, il suo vero nome non viene mai svelato), un racconto straziante sui figli allo sbando dell’America primi anni Novanta a base di grunge ed eroina; un ex commilitone del padre di Jesse che racconta della loro amicizia in Vietnam, e sono venti pagine meravigliose, perfette nella loro spietata umanità; brevi (e clamorosi) camei di leggendari bevitori come Dylan Thomas e Brendan Behan; un commosso omaggio al genio sfortunato di Bill Hicks, a cui lo humour del fumetto deve moltissimo; c’è la storia di come Cassidy diventò un vampiro quando ancora si trovava nel suo paese d’origine. Qui Ennis approfitta dell’occasione per dire la sua sulla Easter Rising del 1916 (preludio alla rivoluzione, che arriverà cinque anni più tardi): il risultato è una feroce satira antinazionalista che non risparmia personaggi come Michael Collins e Patrick Pearse, eroi dell’Eire indipendente. Vale la pena riportare un dialogo tra Cassidy sedicenne ed il fratello maggiore Billy, disilluso nei confronti della rivoluzione e preoccupato solo di riuscire a tornare a casa sano e salvo insieme al fratello (i due sono appena fuggiti da Dublino devastata dalla battaglia contro l’esercito inglese):

Billy: Sai? Quelli tipo Pearse, che cianciano di sacrifici di sangue, gloria e bellezza della guerra…
Cassidy: Sì?
Billy: …beh, è a quelli che spari per primi.
Cassidy: Ma ancora non credi che dovevamo rimanere?
Billy: […] Non ti importa di ma’ e pa’?
Cassidy: Sì, ma capirebbero. Di sicuro vogliono liberarsi degli inglesi anche loro, no?
Billy: Uh… lo sai che ma’ è protestante e pa’ è cattolico, vero? Non ti sei mai chiesto […] perché abbiamo uno zio John ai cantieri navali di Belfast? Perché ma’ e pa’ non vanno in chiesa insieme?
Cassidy: Ma… ma Billy, perché un cattolico dovrebbe sposare una protestante?
Billy: Oooh, non ne ho idea. Che ne dici, magari si saranno innamorati o roba del genere?
Cassidy: Allora è protestante pure zio John?
Billy: Sì, proprio così. Ehi, non ti ricordi quella storia che ci raccontava? Quando lui e i suoi uomini stavano costruendo il Titanic? E ogni chiodo che infilavano urlavano “in culo al Papa”…
Cassidy: Oh Giesù, Billy! Credi ch’è affondato per questo?
Billy: Sì, forse. O magari, sarà stato quel cazzo di iceberg che ha urtato.

Questa è la penna di Garth Ennis, e non sono dovuto andare a cercare uno scambio di battute particolarmente brillante: per tutta la serie la sceneggiatura si attesta su livelli qualitativi (e di scurrilità) altissimi, quel genere di dialoghi che ti entrano in testa e li impari a memoria anche se non vuoi.

Un consiglio in poche parole: leggete Preacher, leggetelo tutto più e più volte, e amatelo, vi darà più di quello che credete si possa chiedere ad un fumetto.

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Nato nel 1984, vive a Sant'Antioco (Sardegna sud-occidentale). Bibliotecario, scrittore e redattore; nel 2017 ha vinto la VI edizione del premio letterario RAI "La Giara"; ha pubblicato i romanzi "Il Grande Erik" (Rai Eri, 2018) e "Le case del sonno" (Edizioni La Gru, 2019), più la raccolta di racconti "Storie dei padri" (2019, autopubblicazione) e il racconto breve "Il giardino" (Libero Marzetto Editore, 2021). Ama la fantascienza distopica, il garage rock, i fumetti.

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