Per stare al passo delle sceneggiature moderne, che comunque affondano nell’antica retorica, è bene partire dall’interrogativo finale: “Cos’è l’Arte, di cosa ha bisogno.. di cosa non ha bisogno!?”. Solita storia!
Ormai Vittorio Sgarbi è conosciuto più per i suoi interventi trash, tormentoni, risse e ‘tragedie’ imminenti che sono stati sempre il sollazzo del popolo, dai tempi del Colosseo…!
E’ forse lui ci risponderebbe proprio così, questione di sociologia, antropologia, anche nell’Arte.
In fondo ha spesso raccontato di aver tentato di portare sul jet set la storia dell’Arte ‘tradizionale’, fatta di metodologia e bagaglio culturale, di curiosità che appetissero anche i più disinteressati; ma poi il famoso Vittorio ha anche spesso concluso che, senza le sue deviazioni dialettico-spettacolari non avrebbe mai attirato l’attenzione di nessuno, mentre ora tra una risata e l’altra qualcuno trova il tempo e la curiosità anche per l’Arte – quando trova spazio – dei vari Toesca, Venturi, Berenson e chi più ne ha più ne metta…. Perché lui, neanche a dirlo, continua a crederci…

Ora di Vittorio Sgarbi non ce n’è uno solo. Sono tanti oggi, anche se meno conosciuti, i ‘non convenzionali’ del postmodernismo storico-critico, che forse è naturale conseguenza di quello sociale e artistico di per sé…

Veniamo all’esponente degli ultimi tempi.

L’ANTEFATTO.

E’ già andato alla ricerca delle ossa di Caravaggio, a Porto d’Ercole. Silvano Vinceti, uomo di cultura (una ventina di libri all’attivo), presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali, è ormai noto per le sue incursioni free lance nella cultura e in particolare nel mondo dell’Arte. Ora è approdato a Firenze, due mesi fa, convincendo addirittura i monaci della Santissima Annunziata a scoprire delle botole dove si ritiene ci siano ossa dei familiari di Lisa Gherardini del Giocondo, la Monnalisa di Leonardo! La sua missione è coordinare gli strumenti della scienza d’avanguardia per risolvere aspetti inesplorati dei calibri della storia dell’Arte. Non a caso, dopo la vicenda del ‘sepolcro di Caravaggio’ è diventato presidente della fondazione che porta proprio il nome del sommo artista lombardo, in quel di Porto d’Ercole, dove si ritiene egli morì.

 

L’equipe di Vinceti alla ricerca delle ossa della Gioconda a Sant’Orsola

Ma allora costui è solo un procacciatore di mummie!”– esclamerebbe qualche addetto ai lavori, o semplice appassionato ‘tradizionale’-, “cosa apporta alla storia dell’Arte , che è fatta di confronti, documenti diretti che si ricolleghino ai contesti, per ricostruire indirizzi estetici, e di li pensieri, eventi politici, pezzi di passato”.

Eppure il noto egittologo Zahi Hawass ha appassionato una intera armata di curiosi televisivi, facendosi riprendere con colleghi, e consulenti esperti di ogni settore, tra le tombe della XVIII dinastia dell’Impero egiziano (nel 2010). Volevano ricostruire l’esatta parentela di Tuthankamon: dal padre alla madre, ai figli, per spingersi anche verso la conferma di ipotesi sospette circa la morte della matrigna Nefertiti.

Da qui il passo sarebbe breve anche per capire meglio alcuni sconvolgimenti politico-religiosi e intrighi di corte durante la XVIII dinastia.

Ben coordinate le varie consulenze che arrivano dal fior fiore degli istituti scientifici della vecchia Londra, come autopsie post millenarie, analisi forensi sui colpi ferali rilevati sulla probabile mummia di Nefertiri, che spiegherebbero una probabile profanazione delle sue spoglie dopo un regno molto inviso alle autorità religiose devote al Dio Amon. Il tutto anche – e soprattutto – coi tradizionali e doverosi raffronti con le antiche iscrizioni (musealizzate e non), l’incrocio delle varie fonti e, da tutto quanto emerso e confrontato, la ricostruzione di un amore rivoluzionario, tra la regina e il consorte. Amore che portò ad una rivoluzione strutturale dell’ordine politico-religioso della diciottesima dinastia, per l’appunto, e che forse proprio per questo finì con una damnatio memoriae della regina. Da un dna… allo spaccato eccentrico di un regno, insomma!

Certo, vista così tutti sarebbero d’accordo. Ma come in ogni dialogo retorico che si rispetti, ecco pronto lo spazio per il contraddittorio, ed ecco pronto un qualche tradizionalista della conoscenza a rispondere: “certo la storia è una cosa, specie quella di 3000 anni fa, dove le fonti tradizionali sono ormai o distrutte o esaurite, e quindi anche una semplice mummia potrebbe ormai fornire qualche piccolo passettino in più; altra cosa è la storia dell’Arte, dove c’è ancora tanto da studiare o approfondire sui metodi tradizionali che sono anche i più diretti e i più inerenti agli scopi della disciplina!”.

Traduzione tra le più ingenue possibili: “chi se ne importa che DNA avesse Caravaggio, studiamo piuttosto influssi estetici, altri documenti materiali inediti, etc..”

E qui Vinceti a rispondere con dissacrazioni e arrembaggi molto freschi, anche dal sapore demagogico, sull’opportunità di rimpinguare con tutti i mezzi a disposizione l’Arte, la sua storia… e quindi la cultura!

Argomenti, modi di fare e riflessioni che certo possono risultare molto suadenti se vi si accostano considerazioni quali l’autonomia e la buona volontà del personaggio in questione, a confronto di tanta stasi economica e di iniziativa delle pubbliche amministrazioni che, oltretutto – notizia di tempi ancora più recenti alla vicenda – abbiamo visto organizzare aperitivi al museo o affittare ponti storici per smuovere economia dalla corpulente presenza di storia dell’Arte nella ‘bella Italia’.

<<l’Accademia? Spesso una macchina per esami e nulla più. Professori chiusi nella loro torre di vetro, e poi che pensate..!? Io non sono un impiegato con manie di grandezza. Anch’io mi occupo da anni di cultura e, a tempo perso, ho anche una laurea in filosofia>>. Così si difende da scettici e avversari, col suo fare logorroico, appassionato e versatile, che lo hanno portato ad essere attivo sui più svariati dibattiti, anche quelli socio-politici tra quelli intrapresi da esponenti radicali, quali la vivisezione, la ricerca sulle patologie, ecc.

<< Non prendo soldi, al massimo qualche rimborso spese>>, aggiunge rispondendo a chi mormora probabili sue mire al business, appellandosi al prestito di una barca da parte di Cesare Previti a sostegno della sua avventura a Porto Ercole (fonte: il web).

A suo favore, potremmo accarezzare le tante implicazioni che la ricostruzione genetica e parentale dei vari Caravaggio e Lisa Gherardini potrebbero apportare a tanti aspetti interessanti per la stessa storia dell’Arte, in parallelo con l’avanzare delle scoperte sul genoma umano: dettagli sulla personalità, sulle patologie dell’epoca, l’esatta fisiognomica da paragonare ai ritratti e autoritratti, e via discorrendo. Altro che mummie, insomma!

Un po’ meno si starebbe dalla sua parte e dei suoi ‘colleghi’, se si pensasse alla lunga tiritera che ha scomodato da mesi, sempre in quel di Firenze, un’altra iniziativa privata che riguarda l’ormai leggendario ‘affresco nascosto di Leonardo da Vinci” a Palazzo Vecchio.

Conferenze stampa, comunicati, colpi di scena… col risultato di una smisurata pubblicità a futuri business televisivi che ancora non accertano il famigerato antefatto, ossia che sotto l’affresco di Giorgio Vasari possa nascondersi l’abbozzo leggendario di Leonardo da Vinci, inerente la battaglia di Anghiari e la famosa sfida con Michelangelo sulle pareti del Salone dei Cinqucento.

Ormai il risultato pragmatico è solo il disvalore apportato al pur minuscolo centimetro quadrato di parete, continuamente martoriato dalle sondine, le quali proclamano sensazione e nulla più. Allora non ci siamo!

Tornando al ‘caso Gioconda’, ci viene in aiuto l’Arte contemporanea, e in particolare la Street Art.

Forse non è un caso che la forma d’Arte postmoderna per eccellenza ponga involontariamente l’accento – come ha sempre fatto – su svariate tematiche socio-culturali, quali la riqualificazione, la cultura massmediatica in dualismo con la conoscenza tradizionale, e ciò che ne consegue a livello dialettico e pratico.

Proprio sulle mura del bruttissimo rudere di Sant’Orsola, dove nell’ossario sparso al suo interno si sono intensificate le ricerche del Vinceti, campeggia quale frutto di un working-progress l’istallazione di tanti dollari allineati, che fasciano di ‘verde denaro’ l’intera struttura, rendendola di certo più simpatica di come era, e inducendo turisti e curiosi non solo alla fascinazione provocatoria, ma anche al dibattito immediato sulla decadenza dei centri storici, e sulle differenze di decoro urbano scaturite dai minori o maggiori interessi economici.

Di lì all’interrogativo su cosa, come, dove e quando salvaguardare è breve..!

Il rudere di Sant’Orsola invaso da dollari facsimile, un’opera-installazione di protesta dell’artista Vaclav Pisnejc

Il metro è l’introito? Se sì, ben vengano filosofi che ricostruiscano il dna e la famiglia di Lisa Gherardini! Fosse solo per lo spettacolo, lo stimolo e, quindi, l’eventuale business turistico e massmediatico che esso comporta. Del resto dove c’è spettacolo c’è interesse, dove c’è interesse c’è introito, e dove l’introito.. una bella fetta anche per gli ‘irredentisti’ addetti ai lavori, no!?

Siamo tenuti a sottolineare, del resto, che la Sovrintendenza archeologica e la provincia di Firenze hanno recentemente comunicato di non aver mai appoggiato economicamente il progetto, ma solo a livello scientifico e con possibilità di valutare, previo apposita commissione di eventuali proposte di project financing.

E’ già storia la carrellata di blog e giornali che hanno pubblicato la foto del Vinceti nei panni dell’Indiana Jones nostrano mentre se ne esce dal complesso sorridente, e con una cassa chiusa e piena di ossa tra le mani, sbeffeggiato dall’ilarità dei molti scettici, ma anche approvato dai molti (istituzioni comprese).

Al di là delle fazioni, e delle giuste o sbagliate motivazioni a servizio, comunque, è un fatto che ci sia volontà di contatto da una parte e dall’altra, enti e proponitori, come del resto fu nella vicenda dell’affresco in Palazzo Vecchio, ma con moderazione e oculatezza, e senza disperdere capitali pubblici.

Lo stesso Vinceti, tuttavia, pur essendosi avventurato in alcune provocazioni a certe istituzioni – soprattutto accademiche -, è uno studioso lui stesso, e si circonda di esperti di ogni campo, accademici pure loro.

Va da se che non voglia del tutto dissacrare un mondo che continua a formare il fior fiore degli esperti di ogni settore, e voglia comunque sempre dare credibilità a percorsi mai esplorati.

 Rieccoci allora all’inizio preannunciato coi suoi interrogativi: per stabilire cosa meriti e cosa no, quali operazioni siano serie e quali acqua calda, è solo un ampio cerchio del famoso sasso nello stagno, per citare il famoso studioso Renato Barilli.

Senza dubbio, allora, visto che spesso è l’Arte con le sue implicazioni post-moderne a infilarci nell’orbita di questo sasso, presto o tardi dovremo risalire tutte le orbite per trovarci dinnanzi e rispondere al lancio stesso: cos’è stato, cos’è oggi ,e in generale cos’è l’Arte!?

Rispondendo a questo interrogativo forse verrebbero spontanee le ricerche ‘giuste’ e quelle ‘sbagliate’, si traccerebbe un confine morale netto e prolifico anche per altri aspetti – almeno culturali – della nostra complessa società.

L’interrogativo di sempre, dunque. Come se fosse facile, o fossimo noi i primi a chiedercelo..!

Forse non è un caso che queste sollecitazioni passino spesso per il capoluogo toscano. Una città che è centro magnetico di contraddizione, tra flusso interminabile di slanci creativi e volontà ferrea di rimanere fedeli a quella misura e tradizione, che ne fecero un punto di riferimento dopo il quale la novità, se doveva affermarsi, doveva resistere al vaglio del peso culturale di un tempo forse unico e irripetibile.

Ma ecco che ogni tanto arieggia qualche sospiro di sollievo, per certa apertura e volontà di simbiosi tra il concetto ‘tecnico’ dell’Arte e quello concettuale e scientifico, aspetti quest’ultimi che giganteggiano ormai in tutto l’Occidente industrializzato – chissà perché!- e che forse furono, dalla loro prima comparsa in Europa, il fragore assordante della cui eco non sappiamo ancora abituarci o sbarazzarci.

La scelta tra le due cose nella percezione e la ricerca della purezza dell’Arte, e quindi del suo studio, dipende ancora da persona e persona, ancora questione di dna, insomma….

Immagine di copertina: Per un confronto fra il dna di Francesco di Bartolomeo del Giocondo e dei suoi due figli, i loro resti sono stati riesumati nella chiesa della Santissima Annunziata

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